Minimalista, bizzarro, pudico, ironico.
Un Bukowski dei giorni nostri dedito all'alcol e alla ricerca della felicità.
Forse il film più bello diretto da Steve Buscemi.
L'autunno è la primavera dell'inverno. Appunti e ricordi sul (mio) cinema.
Minimalista, bizzarro, pudico, ironico.
Un Bukowski dei giorni nostri dedito all'alcol e alla ricerca della felicità.
Forse il film più bello diretto da Steve Buscemi.
Western edificante, che rinuncia ai classici topoi del genere per proporci una storia diversa.
La sceneggiatura alterna sapientemente momenti ironici, alcuni più duri e drammatici e altri quasi da survival movie.
Film che anticipò In nome di Dio di John Ford.
Duro, intenso, lucido.
Il ritrovamento di un baule pieno di denti d'oro e lo svelamento di alcuni segreti celati per anni sono al centro di questo dramma tedesco presentato a Cannes 1990.
Graser affronta il ritorno del rimosso senza retorica, dove gli spettri di un passato non troppo lontano rincompaiono inesorabili.
Teso, intrigante, arguto.
Il primo film da regista di Parrish è un dinamico noir senza fronzoli e ben sceneggiato.
La scelta di ambientare gran parte della storia in un fatiscente parco per roulotte regala al film uno spaccato crudo e insolito dell'America del dopoguerra.
Nostalgico e commovente.
Imperfetto ma comunque interessante.
Il viaggio di un padre attraverso l'Italia che va a visitare, a sorpresa, i propri figli.
Un Tornatore minore ma che merita.
Calibrato, elegante, misterioso, coinvolgente.
Un intenso dramma familiare che inizia in modo insolito e si conclude in modo sconvolgente.
Difficile non rimanere scossi o turbati alla fine della visione.