Sensibile, garbato, arguto, rigoroso.
Pedagogico e meditativo.
Il romanzo della Lee è rimodellato su una sceneggiatura esemplare e trasposto da Mulligan in una pellicola che lotta contro ogni forma di pregiudizio, fa indignare per l’humus xenofobo delle piccole comunità ed insieme riesuma paure e interrogativi dell’infanzia.
Da ricordare inoltre l'esordio sommesso e commovente del grande Robert Duvall.
Noir interessante, con sfumature quasi hitchcockiane, tratto da un romanzo di Cornell Woolrich.
Interpretato da un cast in forma, con Lorre nel solito ruolo ambiguo e Duryea invece in quello, per lui inusuale, di uomo tormentato e romantico.
Da recuperare.
Serhat Karaaslan.
Julie Lecoustre, Emmanuel Marre.
Beatrice Baldacci.
La straordinaria e particolare coltivazione della vite in Valtellina, simbolo di una lotta/simbiosi tra uomo e natura.
Una sinfonia di suoni, colori e immagini, orchestrata con cura e amore dal grande Olmi.
Tensione, un'aura malevola da manuale, scelta del cast azzeccata, colonna sonora ambient inquietante.
Un horror che sa cosa vuole e sa come ottenerlo.
Ottimo esordio del promettente Parker Finn.